Ex Chiesa del Carmine, Taormina 10 marzo – 14 giugno 2017

Il Futuro sopravvenuto

Il Futuro sopravvenuto
Arte-azione, comunicazione e post-umano nel Futurismo
a cura di Giancarlo Carpi e Giuseppe Stagnitta
in collaborazione con Serena Dell’Aira.

Giacomo Balla, Gino Severini, Umberto Boccioni, Luigi Russolo, Romolo Romani, Carlo Erba, Arnaldo Ginna, Carlo Carrà, Leonardo Dudreville, Mario Sironi, Arturo Ciacelli, Roberto Marcello Baldessari, Farfa, Ivo Pannaggi, Virgilio Marchi, Julius Evola, Enrico Prampolini, Fortunato Depero, Francesco Cangiullo, Benedetta, Fillia, Gerardo Dottori, Giulio D’Anna, Tullio Crali, Bruno Munari, Anton Giulio Bragaglia, Arturo Bragaglia, Alfredo Gauro Ambrosi, Tato, Elia Vottero, Angelo Rognoni, Riccardo Ricas e Filippo Tommaso Marinetti.

Il futurismo e l’arte oggettuale – il rapporto uomo-macchina – uomo merce – la transizione tra i media espressivi.

“Distruggere nella letteratura l’«io», cioè tutta la psicologia. […] e sostituirlo finalmente colla materia, di cui si deve afferrare l’essenza a colpi d’intuizione” così scriveva Filippo Tommaso Marinetti nel “Manifesto tecnico della letteratura futurista” (1912). Questa problematica, il rapporto tra l’essere umano e la materia, nel Futurismo, letterario, pittorico, artistico in generale, nel corso dei suo 35 anni di vita, aprirà almeno tre direzioni di ricerca rivoluzionarie: la simbiosi tra l’uomo e la tecnologia, la simbiosi tra l’uomo e la materia bruta, la simbiosi tra l’uomo e i prodotti di consumo. Tre dimensioni estetiche che porteranno l’avanguardia ad anticipare alcuni dei più importanti movimenti artistici del dopoguerra, l’Informale e la Pop Art, e che negli ultimi quindici anni, a causa della rivoluzione della telematica e al reciproco incorporamento tra arti e merci, sono tornate ad interrogarci e ad interrogare la nostra identità di esseri umani.
La mostra sottolinea un legame importante e in parte inesplorato tra il Futurismo e la pop art del dopoguerra (alcune grandi esposizioni recenti come la monografia su Depero alla Foundacion Juan March nel 2014 (Madrid) e la grande presenza di Depero nella mostra al Guggenheim sul Futurismo italiano nel 2014 hanno rivalutato questa interpretazione). Infatti in lavori prodotti durante la permanenza di Depero a New York, come “Subway, Folla ai di Sotterranei treni”, si può vedere come la scomposizione di Balla dell’oggetto in movimento ha fornito a Depero uno strumento formale per rappresentare la moltiplicazione dei prodotti. Ma, più in profondità, si può capire come la “personificazione” dell’oggetto che Depero ha elaborato a partire dalle sue “opere teatrali”, ora ha la funzione di rendere le merci “più presenti”, come fossero esseri viventi, per catturare l’attenzione del compratore
Il Movimento futurista è la prima avanguardia del XX secolo. Fondato nel 1909 dal poeta italiano Filippo Tommaso Marinetti per condurre l’Italia nella modernità, produsse una serie di intuizioni e innovazioni che influenzarono le altre avanguardie storiche, il Cubismo, il Dadaismo e il Surrealismo, nonché il Cubo- futurismo russo.
La principale intuizione degli artisti futuristi era connessa con il problema della fine dell’arte e la riproduzione tecnica dell’opera d’arte. Infatti, i futuristi idearono la performance, collegando direttamente l’arte e la vita. Balla e Depero nel 1914 (sulla scorta dei primi polimaterici di Boccioni), ebbero l’idea dell’arte come oggetto, con l’invenzione del complesso plastico, nello stesso periodo dell’invenzione dei Controrilievi (1913) di Tatlin. Filippo Tommaso Marinetti, fin dal manifesto di fondazione, ebbe consapevolezza di una necessaria connessione tra l’arte e i media, anticipando alcune idee della pop-art. Fortunato Depero, nel 1929, scrisse il manifesto dell’arte pubblicitaria. La rivoluzione di Marinetti in poesia – le “Parole in libertà” – sovvertendo le regole della grammatica e della sintassi, ha aperto la strada alla poesia sperimentale che indaga le relazioni arbitrarie tra significanti e i significati, gettando le basi della poesia visiva.
L’idea dei futuristi nel primo quinquennio – dal 1909 al 1915 – fu quella di considerare l’energia come un nuovo soggetto dell’opera d’arte. Questa idea, li condusse ad utilizzare nuovi materiali nelle arti, e, alla fine, a portare l’arte fuori dal quadro e dalla scultura. Ad esempio, le sculture del primo Boccioni già utilizzano oggetti – una ringhiera – presi dalla realtà, anticipando per certi aspetti il readymade di Duchamp. In un primo momento, i pittori futuristi Boccioni, Severini, Carrà, Russolo, modificano la tecnica postimpressionista, al fine di collegare più direttamente il colore al concetto di energia (il “dinamismo pittorico”) e nel 1912, assorbito lo stile cubista, per ottenere una sintesi plastica del dinamismo (“dinamismo plastico”). Nel 1914-1915, Balla, che sperimentava l’astrattismo già dal 1913, sviluppa uno stile astratto e analogico.
In senso più lato, il principale problema del futurismo italiano è stato quello di mediare il rapporto tra la macchina, la tecnologia e l’essere umano attraverso una nuova estetica, e di sperimentare modalità più sociali e condivise della creatività. Tutto ciò li portò a comprendere i pericoli della mercificazione della vita quotidiana e dell’alienazione dell’uomo.
L’idea dell’arte come oggetto sociale, l’idea dell’arte come interazione, trovano i loro precursore nel Futurismo italiano.
Taglio storico critico dell’esposizione ed allestimento
La mostra prende spunto dall’idea che il mondo tecnologico e telematico in cui siamo immersi ci obbliga ad avere un rapporto e a una familiarità con l’“altro” tecnologico che i futuristi avevano intuito problematicamente nella loro sperimentazione. Dunque la mostra non vuole ripercorrere storiograficamente l’intera storia del futurismo (1909-1944), ma far vivere al pubblico quanto di positivo può darci proprio oggi. Le opere scelte e un allestimento di forte impatto spettacolare e intermediale evidenziano nella dialettica tra i media espressivi e nella “negazione attiva” di un io confuso con la realtà brutale, la macchina o la merce l’attualità di quella estetica e le sue potenzialità liberatorie. Liberazione, in particolare, da ogni identità professionale o creativa che si irrigidisca al punto da sacrificare la creatività stessa. L’importante “Complesso plastico colorato di “frastuono + Velocità” di Giacomo Balla, opera riprodotta anche nel Manifesto “ricostruzione dell’universo” del 1915, per la sua indefinibile collocazione tra scultura e pittura costituisce il nucleo di un allestimento che, a sua volta vuole essere percepito come “opera d’arte totale”.

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